Claudio Arzani, cantore di pace, racconta la storia del libro poetico pargol del cor, "E' severamente proibito servirsi della toilette durante le fermate in stazione", edito in Piacenza da Vicolo del Pavone, settembre 2005

Nome: Claudio Arzani
14 febbraio 1954, bassa pianura emiliana, Fiorenzuola d'Arda, quell'era le debut. Oggi vivo e lavoro a Piacenza. Giornalista pubblicista, il destino ha voluto mi impegnassi in tuttaltro campo, al servizio dei cittadini nella sanità pubblica. Tuttavia scrivere, per me, é vitale, divertente, essenziale, un mezzo per esprimere la mia presenza nel mondo e dir la mia. Così dal giornalismo sono passato, per passione e non per lavoro, alla poesia, alla narrativa, ai resoconti, agli appunti ovunque e su tutto, fino alla scoperta del blog. Basta scrivere, appunto, per dire di aver qualcosa da dire alla gente di questo nostro mondo. Fin quando avrò una penna, ci sarò.
Arzyncampo
Briciole di me (poesie)
Esmeralda Scalza (poesie)
I racconti di Maddalena Bellagio
Il terzo desiderio
Kairos (racconti e viaggi d'arte)
Keypaxx (racconti)
L'isola che c'è (poesie)
Lib(e)ro
Meriproibita (poesie)
Poesie, emozioni di Ventidiguerra
a-preliminari di stampa
b-natività et ei fu
c-verso il 12 ottobre 2005
d-direzione castel san giovanni
e-poeta magri conti
f-sul quotidiano liberta
g-buone nuove
h-castellarquato borgo rosso
i-intermezzo in transizione
l-sotto insegna comunale
m-serata a pavia
n-parola di carta stampata
o-gatto in agguato a milano
p-alma magna bibliotecarum
q-il mondo di francesco
visitato *loading* volte
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Avvertenza per lo paziente lettore: codeste righe venner vergate l’addì 28 dello mese illuminato dai natali dell’aspirante poeta, cinquantaduesimo vissuto febbraio 2006
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Francesco, operaio, di Pontenure.
Compagno di Rita Scaravella, una delle tante colleghe di lavoro che,
non più tardi di un anno fa in lacrime
consumava dolorosa individuale tragedia
ed accusava il buon direttore [del quale ancor sconosciuto era l’animo gentile e la sognante indole poetica]
accusava il buon direttore di inverecondo
mobbing
minacciando di scatenare sindacati e avvocati.
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Telefona, Francesco, all’esimio direttore ormai più noto in veste di giovin orante poeta.
Consigliere comunale in un paese della provincia, Pontenure, Francesco telefona per verificare l’ipotesi di un nuovo evento nella suggestiva cornice della storica e padronale villa Raggio, praticamente un monumento di fasti d’altri tempi.
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Solo chiacchiere? Fumo senza arrosto?
In primavera si vedrà,
comunque dopo l’appuntamento da Andros [fissato al 27 marzo] in quel della grande metropoli, Milano.
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In realtà Francesco non è una nuova conoscenza: aveva voluto un racconto (“Ma cosa diavolo sta succedendo?”) per farne un cortometraggio per poi
non farne nulla.
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Del resto, inevitabile: di cento che ne pensi e ne imposti,
son forse dieci quelle che vanno in porto,
destino miserello dell’aspirante artista fai da te
isolato nell’eremo della beata provincia marginale.
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Senza comunque escludere gratificazioni: sabato 14 gennaio la libreria in piazza duomo finalmente finisce le cinque copie lasciate in conto vendita dalla piccola casa editrice in forma cooperativa.
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(Canto del poetello di fronte al fatto bello)
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Esulto. In silenzio.
In cuor mio.
Senza far sapere,
senza che il fatto trapeli,
senza che n’abbiano notizia
Edoardo e Fabrizio,
figli impietosi, figli ingenerosi,
portatori d’esosa rivendicazione,
a cadauno 50 soldoni
per due schizzi di copertina
per due schizzi miserelli
neanche fatti d’acquerelli.
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In silenzio, con un fil di voce affinchè nessun se n’avveda, vien chiesto il resoconto dell’editore.
Per, ahinoi, dolor del poeta, trovare una situazione un tanto al metro, di conti non se ne parla, in fondo s’ha da capire, qualche problema in società, l’odioso editor che se n’è andato, il poeta fai da te si trova di mezzo ad una piccola bufera di equilibri anche organizzativi da riassettare.
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Invano vien richiesto un piccolo sforzo per ricontattare il distributore regionale, quello che potrebbe riattivare il canale I.B.S., ovvero gli acquisti via internet: la poesia, dice l’editore, secondo il distributore non tira per cui a nulla serve che alcuni abbiano chiesto copie.
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Non ci si sposta per poche copie, vitali per l’autore, insignificanti per il distributore abituato a ben altri numeri.
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Soluzione? Utilizzare la vendita diretta tramite la casa editrice con spedizione via plico postale.
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Resta perplesso il buon poetello che s’allontana mesto col suo pesante fardello.
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Ma resta in fondo sereno l’animo: per giudicare l’andamento d’una poetica avventura non son certo le regole dell’arida ragioneria quel che conta!
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Non è la vil moneta che può pagare
i comuni sensi che generano i sentimenti
divisi e condivisi con tanta gente.
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